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Marketing · 4 min di lettura

«Il fornitore è sparito»: come scegliere chi vi segue anche dopo il sito

Di Matteo Salvatori · 9 giugno 2026 · aggiornato il 5 ottobre 2026

Rastrelliere di un negozio di duplicazione chiavi con decine di chiavi appese ad anelli di filo metallico
Foto: YoNeKeN su Unsplash

In breve. Il sito che crea più guai non è quello fatto male: è quello consegnato e poi lasciato a sé stesso. Succede perché spesso il sito si vende come un lavoro che finisce il giorno della consegna. Per evitarlo si guardano quattro cose prima di firmare: di chi sono dominio e accessi, che cosa succede dopo la consegna, chi risponde quando serve, come si esce. Tutte e quattro vanno scritte, non promesse a voce.

Come si riconosce un sito abbandonato

Una frase torna spesso: «il sito me l’hanno fatto, ma chi lo seguiva non risponde più». A volte l’agenzia ha chiuso, a volte la persona che se ne occupava ha cambiato lavoro. Il risultato è sempre lo stesso:

  • il sito non si aggiorna, e nessuno osa toccarlo per paura di romperlo;
  • un orario sbagliato, un servizio che non fate più, un numero vecchio restano lì per mesi;
  • quando qualcosa smette di funzionare, il modulo dei contatti per esempio, ve ne accorgete dai clienti, se ve ne accorgete.

Perché succede

Non per cattiveria. Se il lavoro è pagato una volta, alla consegna, chi l’ha fatto non ha nessun motivo per tornarci sopra. Il sito però non è un quadro: i programmi su cui gira si aggiornano, le regole di Google cambiano, la vostra attività cambia. Senza qualcuno che lo segua, invecchia.

I segnali da guardare prima di firmare

  1. Si parla solo della consegna. Se nessuno vi spiega che cosa succede dopo, dopo non succederà niente.
  2. Non è chiaro di chi siano dominio, hosting e accessi. Se sono intestati al fornitore e non a voi, il giorno che volete cambiare dovete chiedere il permesso.
  3. Il dopo-consegna non ha un contenuto scritto. «Ci pensiamo noi» non è un contenuto. Copie di sicurezza, aggiornamenti, piccole modifiche, tempi di risposta: che cosa c’è, e che cosa no.
  4. Nessuna domanda sul vostro lavoro. Chi chiede solo colori e numero di pagine sta preparando un oggetto, non uno strumento che vi porta richieste.

Le domande da fare

  • Di chi saranno il dominio e gli accessi al sito?
  • Che cosa comprende il lavoro dopo la consegna, e per quanto?
  • Se fra sei mesi devo cambiare un testo o un orario, come faccio, e quanto aspetto?
  • Chi è la persona che mi risponde?
  • Se un giorno cambio fornitore, che cosa mi portate via e in che formato?

Una risposta tranquilla e precisa a queste domande vale più di un portfolio lungo.

Che cosa mettere per iscritto

Basta anche un’email chiara, ma deve esserci:

  • intestazioni: a chi sono intestati dominio, hosting, scheda Google e account pubblicitari;
  • accessi: che vi vengano consegnati, o che possiate averli quando li chiedete;
  • dopo la consegna: che cosa comprende, con quali tempi, e che cosa si paga a parte;
  • uscita: come vi portate via il sito e i dati se cambiate fornitore.

Un fornitore serio non ha problemi a scriverlo. Chi tergiversa su questi punti vi sta già dicendo come andrà.

Come lo facciamo noi

Il dopo-consegna lo scriviamo con il cliente prima di cominciare. Per il sito di un centro olistico di Rimini, per esempio, comprende una copia dei contenuti ogni notte, una copia del server a ogni pubblicazione, una verifica di sicurezza e un controllo SEO delle pagine; e un pannello con cui la titolare cambia da sola testi, foto e date. Non è un elenco uguale per tutti: con ogni cliente si decide che cosa serve. Dopo la consegna restiamo: hosting e manutenzione, controlli ogni giorno su indicizzazione, SEO e server, un report ogni mese. Il modello è un progetto per costruire e poi un canone che comprende gestione, controlli e report. Il caso completo è in Sito e pannello di un centro olistico, il metodo in Come lavoriamo.

Domande

Posso cambiare fornitore se il dominio è intestato a lui? Serve la sua collaborazione per trasferire il dominio e consegnare i file, ed è proprio lì che le cose si bloccano. Per questo le intestazioni si chiariscono prima di firmare. Se invece il dominio .it è intestato a voi, siete voi il «registrante»: il fornitore deve darvi il codice (Authinfo) che serve per spostarlo, e se non risponde potete rivolgervi al Registro .it.

Un canone mensile conviene più di un lavoro a prezzo fisso? Dipende da che cosa comprende. Un prezzo fisso senza niente dopo può costare meno all’inizio e di più nel tempo, perché ogni piccola modifica diventa un preventivo. Un canone conviene se quello che include è scritto e vi serve davvero.

Il mio sito è fermo da anni: si rifà o si sistema? Prima si guarda. Se la base regge, a volte basta sistemare velocità, testi e modulo dei contatti. Se no, conviene rifarlo. Lo spieghiamo in Siti web.

Se volete confrontarvi sul vostro caso: Parliamone.

Fonti

Porta di legno con vetri e saracinesca abbassata di una bottega su un muro color ruggine, in una strada italiana
Foto: Tobias Reich su Unsplash

Matteo Salvatori

Fondatore di SolutioLab. Marketing e AI per le aziende, da remoto in tutta Italia.

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