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Marketing · 3 min di lettura

La pubblicità guidata dall’AI: Performance Max, Advantage+ e che cosa resta da decidere a voi

Di Matteo Salvatori · 16 giugno 2026 · aggiornato il 5 ottobre 2026

Marciapiede lungo una recinzione coperta di manifesti bianchi e colorati, con prospettiva profonda e lo skyline di una città sullo sfondo
Foto: Daniel su Unsplash

In breve. Performance Max su Google e Advantage+ su Meta decidono da sole buona parte di ciò che prima si impostava a mano: a chi mostrare l’annuncio, dove e con quali varianti di testo e immagine. Funzionano bene quando ricevono tre cose che solo voi potete dare: un obiettivo chiaro, conversioni contate correttamente e materiale buono. Nel 2026 Google ha reso Performance Max molto più leggibile; la responsabilità di ciò che l’annuncio dice resta comunque vostra.

Che cosa sono

Performance Max è un tipo di campagna Google aperto a tutti gli inserzionisti dal novembre 2021. Con una campagna sola gli annunci girano su Ricerca, YouTube, Display, Discover, Gmail e Maps: il sistema sceglie dove e a chi mostrarli, combinando i titoli, le descrizioni, le immagini e i video che gli date.

Advantage+ è l’insieme di automazioni di Meta per Facebook e Instagram: campagne complete per vendite, contatti e app, più automazioni singole per il pubblico, le posizioni e le varianti creative. Le vecchie campagne «Advantage+ Shopping» oggi si chiamano Advantage+ Sales, e dal 2026 non se ne creano più nella forma precedente.

Che cosa decidono loro

  • A chi mostrare l’annuncio, partendo dai segnali che date (le persone che hanno già comprato, le ricerche importanti per voi, gli interessi) e allargando da sé.
  • Dove: su quale canale, in quale posizione.
  • Quale variante: quale titolo con quale immagine. Entrambe le piattaforme possono anche generare testi, immagini e video a partire dal vostro materiale.

Che cosa mostrano oggi

Per anni Performance Max è stata chiamata una scatola nera, perché mostrava poco di dove spendeva. Nel 2026 Google ha aggiunto i risultati per canale, i termini di ricerca che hanno attivato gli annunci, le parole chiave negative a livello di campagna, le esclusioni del marchio e più temi di ricerca per gruppo di annunci. Non si controlla tutto, ma si capisce molto di più dove vanno i soldi.

Che cosa resta a voi

L’obiettivo

L’automazione ottimizza verso ciò che le dite di contare. Se contate le visite, vi porta visite; se contate i moduli inviati, vi porta moduli, anche quelli di chi non comprerà mai. L’obiettivo va scelto pensando a ciò che vale davvero per voi: una richiesta qualificata, una prenotazione, una vendita.

Le conversioni contate bene

È il punto in cui le campagne si rompono più spesso: un modulo contato due volte, una telefonata non contata, un acquisto che non arriva. Il sistema impara dai dati sbagliati e ottimizza nella direzione sbagliata. In Europa, poi, Google chiede i segnali di consenso dei visitatori per misurare e per il remarketing.

Il materiale

Titoli, foto, video, la pagina di arrivo. L’automazione combina e varia ciò che riceve; se il materiale è generico, le varianti lo saranno. Google ricorda che chi fa la campagna resta responsabile anche dei testi e delle immagini generati: vanno guardati prima che girino.

La pazienza

Ogni modifica importante rimanda il sistema in apprendimento. Meta scrive che cambi frequenti di budget possono rimettere un gruppo di annunci in apprendimento; Google parla di una calibrazione fino a tre settimane dopo un cambio della strategia di offerta. Cambiare tutto ogni pochi giorni significa non lasciarlo mai imparare.

Quando aspettare

Se le conversioni non sono ancora impostate, se la pagina di arrivo non raccoglie le richieste o se il budget è così piccolo che i risultati arriverebbero col contagocce, conviene partire da una campagna più semplice e controllabile, per esempio sulla rete di ricerca di Google, e passare all’automazione quando ci sono dati da cui imparare.

Domande

Posso lasciar fare tutto all’automazione? Le scelte operative sì, quelle di fondo no: che cosa conta come risultato, che cosa si promette nell’annuncio, dove porta il clic. Sono decisioni di chi conosce l’attività.

Le immagini e i testi generati dall’AI vanno bene? A volte sì. Ma vanno guardati: possono promettere cose che non fate o usare un tono che non è il vostro. Si possono disattivare o limitare con le indicazioni sul marchio.

Con un budget piccolo conviene? Né Google né Meta pubblicano un minimo. Conta quante conversioni arrivano: se ne arrivano poche, il sistema impara piano. Ne parliamo in Google Ads o Meta Ads: da dove partire con un budget piccolo.

Fonti

Le campagne che seguiamo: Google Ads e Meta Ads.

Parete di manifesti strappati e sovrapposti in bianco e nero, con lettere, ritratti e brandelli di carta
Foto: Greg Schmigel su Unsplash

Matteo Salvatori

Fondatore di SolutioLab. Marketing e AI per le aziende, da remoto in tutta Italia.

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