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Marketing · 3 min di lettura

Google Ads o Meta Ads: da dove partire con un budget piccolo

Di Matteo Salvatori · 14 maggio 2026 · aggiornato il 5 ottobre 2026

Banconote da cinquanta euro disposte in file sovrapposte, ripresa ravvicinata con messa a fuoco sulle cifre
Foto: Lukasz Radziejewski su Unsplash

In breve. Su Google l’annuncio compare a chi sta già cercando quello che fate; su Facebook e Instagram raggiunge persone che non vi cercano ancora, scelte per zona, età e interessi. Con un budget piccolo conviene partire da una piattaforma sola: quella dove i vostri clienti vi cercano già, se cercano. Prima dell’annuncio servono due cose: una pagina che raccolga la richiesta e il modo di contare le richieste vere.

La differenza, in una riga

  • Google intercetta una domanda che esiste già: «idraulico urgente Roma», «commercialista per partita IVA». Chi clicca ha un bisogno adesso.
  • Meta (Facebook e Instagram) crea la domanda: mostra l’offerta a chi potrebbe volerla, anche se non la stava cercando.

È una regola pratica, non assoluta: oggi Google vende anche formati di scoperta (con Performance Max gli annunci girano anche su YouTube, Gmail, Discover e Maps), e su Meta si raggiunge anche chi ha già mostrato interesse. Ma per decidere da dove partire basta.

Quando partire da Google

  • I clienti vi cercano con parole precise, soprattutto quando hanno un problema da risolvere.
  • Il vostro servizio è locale e ha una domanda costante: riparazioni, studi professionali, cliniche, assistenza.
  • Volete richieste da chi è già pronto a scegliere.

Quando partire da Meta

  • Il vostro prodotto si capisce guardandolo: un piatto, un ambiente, un prima e dopo, un evento.
  • Nessuno cerca quello che offrite con parole precise, perché è nuovo o perché si compra d’impulso.
  • Volete farvi conoscere in una zona prima che vi cerchino.

Perché una piattaforma sola, all’inizio

Entrambe le piattaforme hanno una fase in cui il sistema impara a chi mostrare gli annunci. Meta scrive che un gruppo di annunci esce dall’apprendimento dopo circa 50 risultati nella settimana successiva all’ultima modifica importante; Google parla di un periodo fino a tre settimane, o uno o due cicli di conversione, per le strategie di offerta automatiche.

Con un budget piccolo i risultati arrivano lentamente. Dividerlo su due piattaforme significa che nessuna delle due impara abbastanza, e dopo un mese non sapete quale funziona. Meglio concentrarlo, guardare i risultati, e solo dopo provare l’altra.

Prima dell’annuncio

La pagina che raccoglie la richiesta

L’annuncio porta da qualche parte. Se porta alla home di un sito lento, che non dice in un secondo che cosa fate e come contattarvi, i clic si pagano e le richieste non arrivano. Serve una pagina che risponda a ciò che l’annuncio promette e che abbia un modo semplice per scrivervi, chiamarvi o prenotare.

Contare le richieste vere

Le campagne si giudicano sulle richieste che portano (moduli, chiamate, messaggi, prenotazioni), non sui clic. Per contarle servono le conversioni impostate bene. In Europa, per misurarle e per mostrare di nuovo gli annunci a chi ha visitato il sito, Google chiede anche i segnali di consenso dei visitatori: senza, una parte dei dati si perde.

Che cosa guardare dopo

  • Quante richieste vere sono arrivate, e quanto è costata ciascuna.
  • Da quali ricerche o da quali annunci sono arrivate.
  • Che cosa è successo dopo: quante sono diventate clienti.

I clic e le visualizzazioni servono a capire che cosa non va, non a decidere se la campagna funziona.

Domande

Quanto devo spendere per cominciare? Nessuna delle due piattaforme pubblica un minimo. Il budget va scelto in base a quanto costa un clic nel vostro settore e nella vostra zona, e a quante richieste servono per capire se la campagna funziona. Il budget pubblicitario va a Google o a Meta; chi imposta e segue le campagne è un’altra voce.

Qualcuno può garantirmi un numero di richieste? No, e diffidate di chi lo fa: quante persone cercano, quanto costa un clic e che cosa approvano le piattaforme non dipende da chi gestisce le campagne.

Fare pubblicità su Meta vuol dire gestire anche i profili social? No. Sono due lavori diversi: gli annunci si fanno dal gestore delle inserzioni, anche con profili poco curati. Noi facciamo solo la pubblicità.

Fonti

Le campagne che seguiamo: Google Ads e Meta Ads.

Matteo Salvatori

Fondatore di SolutioLab. Marketing e AI per le aziende, da remoto in tutta Italia.

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