Vai al contenuto

Marketing · 4 min di lettura

Il sito «va bene così»? L’assenza di lamentele non basta

Di Matteo Salvatori · 3 novembre 2026

Ingresso di una piccola officina di biciclette visto dal banco
Foto: Immagine generata con AI

«Del sito non si è mai lamentato nessuno.» Ma chi non vi ha contattato, come fa a dirvelo?

Se avete un negozio, un laboratorio o una piccola attività di servizi, è una domanda che vale una verifica. Non un rifacimento deciso in partenza.

Il silenzio non dimostra che il sito funzioni. Non dimostra neppure che non funzioni. Per capirlo, bisogna provare a usarlo con uno scopo preciso, come farebbe una persona che non vi conosce.

Chi vi conosce trova scorciatoie

Un cliente abituale sa già che cosa fate. Ha il vostro numero in rubrica, conosce l’ingresso, magari vi scrive direttamente. Se sul sito manca un’informazione, può non accorgersene o chiedervela altrove.

Chi arriva per la prima volta parte da un’altra posizione. Deve capire se fate al caso suo, se lavorate nella sua zona e come contattarvi. Se non trova una risposta, può scegliere di cercare altrove senza avvisarvi.

Questo non significa che stia succedendo proprio a voi. Significa che le lamentele dei clienti già acquisiti non bastano a valutare il percorso di chi cliente non è ancora.

Una prova dal telefono, con un compito vero

Non partite da «mi piace ancora la grafica?». Partite da una richiesta normale per la vostra attività: trovare l’orario del sabato, capire se offrite un servizio, chiedere disponibilità.

Aprite il sito dal telefono e seguite il percorso dall’inizio. Se potete, fatelo provare anche a una persona che non lo usa già, senza suggerirle dove premere. È una verifica informale: può far emergere ostacoli, non rappresenta tutti i vostri visitatori.

1. Si capisce che cosa fate e per chi?

La prima schermata aiuta a riconoscere l’attività? Dice che cosa offrite e dove operate, quando la zona è importante?

«Qualità e passione al vostro servizio» può descrivere quasi chiunque. Un’indicazione concreta, come «Riparazione biciclette a domicilio a Padova», aiuta invece a capire subito se si è nel posto giusto. È un esempio inventato, non un nostro caso cliente.

2. Le informazioni per decidere si trovano?

Scegliete quelle che vi chiedono davvero: servizi, zona coperta, orari, modalità di appuntamento. Controllate che siano aggiornate e facili da trovare, anche senza conoscere il menu a memoria.

Non serve aggiungere pagine per riempire il sito. Serve rispondere alle domande che precedono il contatto.

3. Il passo successivo è chiaro sullo schermo piccolo?

Se una persona vuole chiamarvi, deve copiare un numero? Se vuole chiedere informazioni, trova un pulsante comprensibile? Il menu o un avviso coprono proprio quel pulsante?

Provate a leggere i testi senza ingrandirli e a raggiungere il contatto senza cambiare dispositivo. Segnate il punto preciso in cui qualcosa si blocca o diventa poco chiaro.

4. Il contatto arriva davvero?

Un modulo che mostra «messaggio inviato» non prova, da solo, che la richiesta sia arrivata nella casella che controllate.

Sul vostro sito, inviate una richiesta riconoscibile come prova e verificate la ricezione, anche nella posta indesiderata. Controllate anche la destinazione dei collegamenti a telefono, email o WhatsApp. Se il sito è gestito da altri, concordate il test con chi lo segue: non occorrono dati reali di clienti.

Scrivete quello che succede, non solo l’impressione

Basta un foglio con tre voci per ogni passaggio:

  • Azione: che cosa volevo fare.
  • Esito: che cosa è successo davvero.
  • Correzione da valutare: che cosa potrebbe rimuovere l’ostacolo.

Per esempio: «Volevo trovare gli orari. Erano solo in una foto poco leggibile dal telefono. Valutare di riportarli anche come testo nella pagina contatti». È un esempio ipotetico di annotazione, non un risultato raccolto su un’attività.

“Il sito è vecchio” non indica cosa cambiare. “Il numero nella pagina contatti non è più quello giusto” sì.

E se le visite ci sono, ma le richieste no?

Se avete già statistiche raccolte correttamente, potete affiancarle alla prova. Tenete distinti almeno tre fatti: una visita alla pagina, un clic sul contatto e una richiesta effettivamente ricevuta. Non sono la stessa cosa.

Poche richieste possono dipendere da più cause: poche visite, persone che cercano altro, un’offerta poco chiara, un ostacolo nel contatto. Senza distinguere questi passaggi, dare tutta la colpa al sito è una conclusione affrettata.

Se non avete dati, scrivete «non lo sappiamo». Il test dal telefono può individuare problemi concreti, ma non dice quanti clienti avreste acquisito risolvendoli.

Sistemare o rifare? Prima viene il problema

Se le informazioni sono chiare e aggiornate e il percorso funziona, non c’è motivo di cambiare tutto solo perché sono passati degli anni.

Se il problema è circoscritto, può bastare correggere un testo, rendere visibile un contatto o riparare il modulo. Un rifacimento si valuta quando la struttura o la tecnologia impediscono di risolvere bene ciò che serve, non come risposta automatica a ogni difetto.

La domanda utile, quindi, non è «qualcuno si è lamentato?». È: «Una persona che non ci conosce riesce a capire, scegliere e contattarci?»

Se volete confrontarvi su che cosa tenere e che cosa sistemare nel vostro sito, parliamone.

Telefono su un supporto accanto a un quaderno per annotare una verifica
Foto: Immagine generata con AI

Matteo Salvatori

Fondatore di SolutioLab. Marketing e AI per le aziende, da remoto in tutta Italia.

Parliamone